INCENERIMENTO DEI RIFIUTI A TERNI: UNA LUNGA STORIA CHE VA INTERROTTA.

In questi ultimi mesi è tornato di grande attualità nella città di Terni, il tema dell’incenerimento dei rifiuti. Le amministrazioni comunali che si sono succedute alla guida della città, hanno tutte optato per lo smaltimento dei rifiuti negli inceneritori e nelle discariche, andando così in totale controtendenza rispetto sia a comuni italiani virtuosi (come per esempio Capannori, in provincia di Lucca), sia a numerosi paesi europei nei quali si sta di fatto superando il processo d’incenerimento dei rifiuti.
In località Maratta, situata subito a ridosso della città di Terni, sono presenti 3 inceneritori, attualmente non funzionanti.
Il primo in ordine di tempo ad essere stato attivato è quello dell’Asm (Azienda speciale multiservizi), entrato in funzione dalla metà degli anni Settanta e posto sotto sequestro dalla magistratura in una inchiesta ancora in corso di svolgimento. 
Il secondo impianto, di proprietà della società Printer, non è mai entrato in funzione.
Il terzo inceneritore, da qualche anno di proprietà della società Acea spa, è attualmente sottoposto ad un processo di revimpimg (ampliamento), terminato il quale sarà abilitato a bruciare una quantità maggiore di rifiuti, rispetto al progetto originario.
Risulta allarmante che la città di Terni, già sottoposta a notevoli tassi di inquinamento ambientale, dovuti alla presenza di numerose industrie, tra le quali quella metallurgica e quella chimica, possa subire un ulteriore carico, quale quello derivante dalla riaccensione dell’inceneritore.
Nel 2011, la città di Terni, insieme alla frazione di Papigno, è stata inserita, nell’ambito di uno studio effettuato dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS), tra le aree altamente inquinate, che necessitano di un processo di bonifica ambientale.
Considerando che, come attestano numerosi studi condotti da ricercatori e pubblicati nelle più prestigiose riviste medico-scientifiche mondiali, il processo di incenerimento dei rifiuti emette sostanze altamente nocive per la salute, quali diossina e benzoapirene, siamo totalmente contrari ad ogni forma di incenerimento dei rifiuti, compreso quello del pulper.
Alla luce di queste considerazioni, riteniamo dunque che si debbano apportare delle radicali modifiche all’attuale Piano Regionale dei Rifiuti, soprattutto nella parte in cui prevede la presenza di inceneritori e di discariche.
Il Piano d’Ambito Territoriale, approvato nel luglio 2012, prevede inoltre l’ampliamento della discarica di Orvieto, le Crete, con conseguenze devastanti per la comunità orvietana.
Sinistra Critica ritiene che l’attuale sistema di smaltimento dei rifiuti, centrato sugli inceneritori e sulle discariche, debba essere necessariamente superato da un altro, basato sulla riduzione drastica dei rifiuti (eliminando gli imballaggi), sulla raccolta differenziata effettuata porta a porta, sul riciclaggio, riuso e recupero dei rifiuti e sull’eventuale trattamento a freddo della piccola percentuale di rifiuti non riciclabili.
Gli inceneritori rappresentano attualmente in Italia un grande “affare”, in quanto sono sostenuti da incentivi pubblici, quali quelli denominati CIP 6, che equiparano l’incenerimento dei rifiuti alle fonti di energia alternativa.
Sinistra critica, considerando l’importanza del processo di smaltimento dei rifiuti, ritiene indispensabile la ripubblicizzazione di tale servizio, considerando che la gestione privatistica non può tutelare nè la salvaguardia ambientale, nè la salute dei cittadini.
 
SINISTRA CRITICA TERNI
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Area ex-Deltafina

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La Nazione 25/01/2012

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Corriere dell’Umbria 24/01/2012

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Coordinamento P…


Coordinamento Provinciale Perugia

 

 

   Sinistra Critica


Care/i compagne/i  è convocata per lunedì 23 gennaio, alle ore 21,00, presso la sede di Sinistra Critica di Bastia Umbra, in via Bernabei 16,  una RIUNIONE del direttivo provinciale allargato a tutti i compagni.
 
Per chi è interessato è possibile acquistare al costo di 5 euro 2 nuove pubblicazioni delle Edizioni Alegre: 
1) Sebben che siamo donne Femminismo e lotta sindacale nella crisi di Lidia Cirillo e Giovanna Vertova,
2) Il posto del marxismo nella storia di Ernest Mandel
 
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Giornale dell’Umbria 15-01-2012

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Messaggero 15-01-2012

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Volantino che i nostri compagni di Genova hanno fatto e distribuito in merito all’alluvione che ha colpito la città.

L’odore della morte non nasconde la puzza dei fiumi di denaro e profitti che l’hanno provocata.

A Genova e in Liguria, ormai ad ogni autunno, siamo di fronte ad alluvioni con tragiche conseguenze. A Genova, ancora lo scorso anno, con lo straripamento del Chiaravagna a Sestri Ponente, e oggi con l’esondazione del Bisagno e del Fereggiano, con un bilancio di ben 6 vittime.
E solo pochi giorni fa la tragedia delle Cinque Terre, a Monterosso e Vernazza, con altri morti e interi paesi devastati.
Il profitto e la cementificazione del territorio sono le cause prime di questi colpevoli disastri.
Interi quartieri genovesi, come ad esempio Quezzi, sono stati costruiti a stretto contatto dei torrenti e dei rivi, se non addirittura nel loro alveo. Si sono coperti interi tratti di torrenti e corsi d’acqua, ristretti gli alvei naturali.
E’ quindi una ovvia conseguenza che, in presenza di piogge più forti, le acque si riprendano i loro spazi.
Paradossalmente e senza alcuna vergogna, il presidente del Consiglio Berlusconi afferma che “si è costruito laddove non si doveva costruire”, come se i suoi governi non avessero varato due condoni edilizi nel 2003 e nel 2009, e ancora pochi giorni fa non si pensasse di riproporne un terzo all’interno dei provvedimenti economici e finanziari che il governo vuol mettere in atto.
Ma l’insieme delle compagini governative che si sono succedute in questi ultimi decenni, di destra come di centrosinistra, hanno pesanti responsabilità nel non aver progettato e finanziato ciò che occorrerebbe veramente: un grande progetto nazionale di messa in sicurezza e di manutenzione del territorio.
Destra e centrosinistra, invece, sostengono in maniera bipartisan progetti e finanziamenti per “grandi opere” di ulteriori cementificazioni e sconvolgimenti ambientali, come la TAV, o come il Terzo valico o la Gronda autostradale per l’area genovese.
A tutto ciò si sommano poi le scelte delle amministrazioni locali, anch’esse peraltro tutte sostenitrici di queste “grandi opere”.
Lo vogliamo dire utilizzando le parole usate dal geologo del CNR Mario Tozzi, conosciuto conduttore del programma televisivo “La gaia scienza”: “La Regione Liguria nel suo piano casa – il peggiore tra tutti – ha previsto di portare la distanza minima dagli alvei da dieci a tre metri.
E’ una roba da criminali. Non si può far finta di nulla. E poi quando succede la disgrazia ti lamenti e vuoi la calamità naturale … Ma lì non dovresti aggiungere nemmeno una pietra in più. Come al solito, si danno concessioni edilizie per fare cassa … Siamo un paese medievale che brucia territorio inutilmente. Duecentomila ettari all’anno, mentre in Inghilterra solo diecimila.
Questo è il vero spread.” E Tozzi si riferisce al piano casa varato dal Consiglio regionale della Liguria non chissà quanto tempo fa, ma nello scorso febbraio.
Così come per il nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale), in corso di approvazione in questi giorni nel Consiglio comunale a Genova, con cui la destinazione d’uso di amplissime aree sarà lasciata alla “contrattazione” con i privati.
Ma alle critiche formulate da Legambiente, secondo cui “con questo Piano l’amministrazione persevera, in modo anche peggiore, con il sistema dell’urbanistica contrattata portata avanti dalla giunta Pericu-Gabrielli, con un’ulteriore cementificazione della città”, la sindaco Vincenzi ha risposto che “la vostra è un’idea di
pianificazione che aveva la sinistra negli anni ‘80, noi abbiamo cercato di evolverci”.
Ecco, la responsabilità politica della Giunta comunale, a nostro avviso, non si esaurisce certo nella polemica se era giusto o meno chiudere le scuole, né se a livello di strutture tecniche di prevenzione siano state date tempestivamente o meno previsioni e disposizioni preventive, ma stanno soprattutto nelle scelte strategiche di fondo che prediligono “grandi opere” e infrastrutture, piuttosto che cura del territorio, e che vengono appunto da tempi lontani e da sempre nuovi appetiti di grandi costruttori.
E intanto, a Sestri Ponente, il palazzo costruito sul torrente Chiaravagna è sempre lì …

Genova, 6 novembre 2011

Sinistra Critica – organizzazione per la sinistra anticapitalista

Coordinamento provinciale – Genova

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Coordinamento Provinciale Perugia

   Sinistra Critica
Care/i compagne/i  è convocata per giovedì 10 novembre, alle ore 21,00, presso la sede di Sinistra Critica di Bastia Umbra, in via Bernabei 16,  una RIUNIONE del direttivo provinciale allargato a tutti i compagni con all’ordine del giorno:
1)La campagna “Rivolta il Debito”
2) manifestazione nazionale del 26 novembre per l’acqua pubblica;
3) stato delle lotte regionali (inceneritore, acqua pubblica, biodigestore di Bettona ecc…) e panorama situazioni crisi aziendali (Merloni, Spigadoro)
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Appello contro la Crisi e il Capitale

L’Unione Europea ed il Governo Berlusconi hanno dichiarato guerra ai lavoratori, ai precari, ai giovani, ai dipendenti pubblici e a tutti i settori sociali più disagiati.
Sfruttando la crisi economica il governo attuale ha deciso di smantellare completamente i diritti dei lavoratori per mezzo di questi provvedimenti che ora elencheremo brevemente:
licenziamenti più facili ( basta infatti una semplice dichiarazione aziendale circa le difficoltà economiche dell’azienda per poter licenziare) ; svendita del patrimonio pubblico nei prossimi tre anni colpendo così anche le entrate degli enti locali e la loro capicità di reinvestire nel potenziamento dei servizi sociali locali; attaccando così gravemente la possibilità di garantire l’accesso all’edilizia popolare
a tutte le persone sotto minaccia di sfratto; imposizione della privatizzazione dei servizi pubblici locali raggirando così la volontà popolare espressa a larga maggioranza nei
referndum di giugno 2011 svendendoli di fatto ai soliti gruppi imprenditoriali amici;
la privatizzazione dei servizi pubblici locali porterà così ad un peggioramento dei servizi, all’aumento delle tariffe ed ad un drastico taglio del personale addetto;
aumento progressivo dell’età pensionabile fino ad arrivare all’età di 67 anni.

Tali misure rappresentano di fatto il peggiore attacco ai diritti dei lavoratori dal dopoguerra ad oggi; è necessaria quindi una immediata mobilitazione permanente ed il più possibile unitaria per respingere tali provvedimenti liberticidi e criminali. Non è tollerabile infatti
che un piccolo gruppo di burocrati ( a livello europeo e nazionale) possa decidere l’esistenza di miliardi di persone.
Secondo noi è inoltre necessario uni sciopero generale prolungato fino alla cacciata del Governo,  si potrebbero da subito creare delle casse di resistenza al fine di sostenere economicamente i lavoratori in lotta.

Daniela, Pierluigi e Vincenza da Terni

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